Tecnostress e conseguenze comportamentali

Per iniziare a parlare di Tecnostress è importante definire il concetto: esso è lo stress conseguente all’uso eccessivo dei mezzi tecnologici a nostra disposizione, certamente un serio problema per le aziende moderne, perché rappresenta un rischio d’impresa, agendo sul livello di efficacia produttiva. Insomma, il Tecno Stress genera una condizione legata a sentimenti di ansia, affaticamento mentale, inefficacia.

Per far comprendere meglio il concetto, se un computer è sotto sforzo prolungato, c’è il rischio che si blocchi. Allo stesso modo, una persona che utilizza la tecnologia a ritmi serrati, in modo iperattivo e per molte ore, senza le necessarie pause e scelte di priorità, rischia un livello di stress tale che da metterlo in condizioni di inefficacia.

Lo stress da tecnologia può condurre a problematiche non indifferenti:

iperattività del sistema limbico, ansia, deficit di attenzione, disattenzione e flessibilità cognitiva, depressione, stanchezza patologica, burnout, disfunzione del sistema neuro-trasmettitori degli oppiodi (minore tolleranza al dolore), disfunzioni endocrine (surrenaliche, tiroidee etc), disregolazione immunitaria (maggiore vulnerabilità), disfunzione del sistema nervoso autonomo (disturbi psico-somatici).

Recenti studi hanno dimostrato la veridicità di questo pericolo: l’esperimento è stato svolto su un campione di 224 operatori di comunicazione mobile e Ict (information technology and comunication) tra il dicembre 2007 e l’aprile 2008, 233 uomini e 21 donne, con un’età media compresa tra i 30 e i 45 anni, la maggior parte degli operatori intervistati trascorre giornalmente fino a 9-12 ore davanti allo schermo, con punte fino a 16-18 ore. A queste persone è stato sottoposto un questionario per indicare un voto da 1 a 10 di quelle che sono considerate le principali cause del tecnostress:

la gestione di troppe informazioni;

l’eccessivo uso degli apparecchi;

la fretta nell’esecuzione delle operazioni.

I lavoratori più tecnostressati risultano così essere gli operatori Ict (Information and communication technology, progettisti e amministratori di reti) con 12,5 ore di media al giorno davanti ai monitor e informazioni da gestire velocemente; i giornalisti, specialmente quelli che gestiscono l’informazione via web, con 12,1 ore di media davanti a schermi di computer e televisori; gli operatori finanziari con 11 ore di media tra computer e cellulare.

Di tecnostress aveva già parlato nel 1984 lo psicologo americano Craig Broad nel libro “Technostress: the uman cost of computer revolution” e di questo disturbo continua a parlare oggi Enzo Di Frenna, giornalista e presidente di Netdipendenza Onlus.

Seguendo quanto indicato da Craig Broad i sintomi del tecnostress sono la perdita di concentrazione al lavoro, l’affaticamento, l’ipertensione, le difficoltà di digestione, l’insonnia, e la facilità a perdere la calma. Ma dal 1984 ad oggi le cose sono cambiate e, probabilmente, peggiorate, specialmente a causa di quello che viene indicato come “sovraccarico di informazioni”.

Secondo studiosi del Mit di Boston, questo sovraccarico “genera senso di confusione e assenza di certezze e, più in generale l’insorgere di disturbi psico-comportamentali, oltre a stanchezza cronica”.

Alcune importanti aziende di fama internazionale, quali Ferrari, Bmw, Microsoft, hanno deciso di introdurre misure straordinarie per far staccare i propri dipendenti dalla posta elettronica, il cui uso smodato è tra le cause principali del tecnostress.

Com’è noto, maggiori sono le cose tra cui dividiamo l’attenzione, minori saranno le risorse mentali utilizzate per ogni singola cosa e di conseguenza il risultato sarà meno soddisfacente rispetto a quello che avremmo potuto ottenere focalizzandoci su una cosa soltanto alla volta. Analogamente, quando dividiamo la nostra attenzione tra troppe informazioni, non siamo in grado di allocare le risorse mentali necessarie per capirle appieno e farle fruttare e così ci troviamo a leggere tante cose in modo approssimativo, illudendoci di incrementare la nostra conoscenza.

Chi soffre di sovraccarico cognitivo non è mai soddisfatto del materiale che trova, e perpetua la propria incessante ricerca, fino al punto in cui questa si trasforma in ossessione.

Nel 2007, con una sentenza della procura di Torino, il tecnostress è stato riconosciuto, in Italia, come malattia professionale, le cui sintomatologie sono facilmente individuabili: ansia, attacchi di panico, nervosismo ed irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, mal di schiena, mal di testa, dolori cervicali.

Per fronteggiare il tecnostress è necessario intervenire su abitudini e stili di vita: regolarizzare i ritmi sonno-sveglia, sconnettersi dalla rete ed imparare a godersi il mondo reale, uscire o leggere un buon libro, anziché navigare in continuazione sui social network, scaricare la tensione praticando attività sportiva o facendo una passeggiata giornaliera, sfruttare al meglio la vita privata e sociale per ricaricarsi, passando momenti gratificanti in compagnia di familiari, amici e partner.

Scritto dalla Dr.ssa Francesca Sforza

1 Commento. Nuovo commento

  • Salve sono un collega, mi chiamo Alessandro Drago. Complimenti per l’articolo, le volevo chiedere se potevo condividerlo sul mio sito dedicato allo Stress Tecnologico (Tecnostress). Lavoro in Toscana, in particolare a Pisa su questa tematica.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere