Il termine “alessitimia” deriva dal greco (a=mancanza; lexis=parola; thymos=emozione) e letteralmente significa mancanza di parole per le emozioni.

Questo termine fu coniato da Sifneos nel 1973 per indicare una costellazione di caratteristiche appartenenti a molti pazienti affetti da disturbi psicosomatici classici presentavano una marcata difficoltà ad identificare e descrivere le proprie emozioni, una difficoltà nel distinguere tra sentimento e sensazioni corporee legate all’attività emotiva, processi immaginativi limitati e scarsità di fantasia, stile cognitivo concreto, pratico, orientato verso l’esterno piuttosto che introspettivo.

Bisogna sottolineare che l’alessitimia non è concettualizzata come un fenomeno categoriale (del tipo tutto o nulla), ma come un costrutto dimensionale (tratto di personalità) che è distribuito in modo normale nella popolazione generale.

Se alla base dell’alessitimia ci sono delle difficoltà nella capacità di elaborare e regolare le emozioni, non sorprende il fatto che essa sia stata concettualizzata come un possibile fattore di rischio per molti disturbi somatici e psichiatrici che hanno a che fare con problemi di regolazione affettiva.

L’ alessitimia, quindi, non deve essere considerata una diagnosi, bensì un tratto stabile di personalità che interagisce con gli eventi stressanti predisponendo in modo aspecifico verso la somatizzazione e lo sviluppo di malattie.

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