La balbuzie, un’antica anomalia del linguaggio, interessa circa l’1% della popolazione mondiale, ma su per giù il 5% può dire di averne sofferto in qualche misura nel corso della vita.

Tutti noi a volte balbettiamo: quando siamo stanchi, agitati, abbiamo fretta o siamo confusi. Questa balbuzie, normalissima, ricorre più nel linguaggio dei bambini piccoli che in quello degli adulti, perché i bambini sono in una fase di sviluppo fisico, intellettuale ed emotivo. Generalmente le normali imperfezioni di parola sono evidenti quando i bambini hanno tre o quattro anni. A questa età può capitare che essi ripetano molte parole e che occasionalmente ne prolunghino i suoni. Tuttavia, anche la vera balbuzie generalmente compare verso i tre o quattro anni, all’incirca nel periodo in cui il bambino inizia a esprimersi con frasi. Di solito comincia con semplici ripetizioni o prolungamenti occasionali, che gradualmente si susseguono con sempre maggiore frequenza. Il bambino, in seguito a questa disagio, prova sentimenti di frustrazione e manifesta comportamenti di evitamento o fuga da parole e/o situazioni che creano difficoltà. Se ciò avviene, si è già avviato a diventare balbuziente conclamato e per i genitori è davvero importante saper riconoscere questi sintomi in tempo, poiché la ricerca suggerisce che la prognosi è tanto migliore quanto è minore l’intervallo che separa l’insorgenza della balbuzie dal primo intervento terapeutico, che con particolari modalità può essere eseguito anche in età molto precoce. Aspettare troppo dal momento dell’esordio si rischierebbe un consolidamento della balbuzie a tal punto da diventare resistente a qualsiasi intervento terapeutico.

Quando la balbuzie raggiunge uno stadio abbastanza evidente, è probabile che il bambino provi forti sensi di vergogna che lo spingono a rinchiudersi in sé stesso e ad evitare qualsiasi situazione di pressione comunicativa: ogni fallimento e ogni situazione di parola difficile vengono vissuti decisamente come dei colpi molto duri per il bambino stesso. La fiducia viene meno e le paure iniziano ad aumentare quando il bambino incomincia a percepirsi diverso. A volte può capitare anche che i ragionamenti diventino di natura confusa in quanto egli si sente condizionato a concentrarsi di più sugli ostacoli alla comunicazione che sui suoi contenuti. Per quanto riguarda i rapporti con i coetanei possono nascere delle convinzioni di essere visti come figure ridicole che riescono ad esprimersi soltanto con dei farfugliamenti contorti. Il balbuziente può vivere questa sua difficoltà come un’ossessione: egli è innanzitutto un balbuziente e tutto il resto è secondario. La sua vita si riduce a quanto la sua parola consente e non consente e la sua personalità può modellarsi all’interno di queste mura. Il balbuziente spesso dimentica che anche i normoloquenti parlano imperfettamente. Egli s’immagina che la parola normale sia perfetta, e si pone degli obiettivi ambiziosi che in realtà nessuno raggiunge. Di conseguenza, oltre al problema del linguaggio devono lottare anche contro un più gravoso fardello di paura e vergogna.

Il bambino balbuziente

La personalità, che nel bambino si sviluppa con il passare degli anni, viene influenzata da sforzi di nascondere la balbuzie sia a scuola che a casa. Per quanto possibile cercano di stare lontano da circostanze, come ad esempio la lettura ad alta voce, nelle quali il disastro viene quasi sempre garantito. All’inizio questo comportamento di evitamento sembra vantaggioso, perché parlando meno si balbetta meno e quindi si soffre meno. Ma è naturale che a forza di stare costantemente all’erta per individuare le situazioni di parola opprimenti alle quali in qualche modo si devono sottrarre, si ritrovano sfiniti.

Anche situazioni banalmente quotidiane possono essere vissute dai balbuzienti come soffocanti e snervanti come il rispondere semplicemente al telefono. Quando durante la scuola elementare il bambino inizia a sentire la necessità di fare le proprie telefonate personali o di rispondere al telefono quando è solo può sperimentare disagi abbastanza onerosi. La parola “pronto” non è particolarmente difficile da dire, ma lo è per il balbuziente quando risponde al telefono, perché può ricordargli così fortemente precedenti esperienze negative, che ogni qualvolta si ripresenta scatena automaticamente ondate di ansia: quando il balbuziente usa il telefono, è obbligato a comunicare facendo affidamento solo sulla sua voce. Al telefono non può contare su gesti del viso o del resto del corpo, con i quali normalmente si aiuta per riuscire ad andare avanti in qualche modo.

In sintesi si può riassumere il vissuto di questo disagio nel modo seguente: il bambino di due o tre anni che balbetta può iniziare a frequentare la scuola materna ma il suo problema viene vissuto in modo quasi del tutto incosciente. Durante le elementari la consapevolezza e la paura della balbuzie in genere aumentano. Circa all’ottavo anno la balbuzie può diventare un pensiero quasi costante, che spinge ad assumere atteggiamenti negativi verso la maggior parte delle situazioni di vita collegate alla parola. Gli stratagemmi che vengono escogitati per evitare la balbuzie, e che spesso consistono nell’evitare del tutto la parola, diventano più numerosi e complessi, dato che ogni fallimento aggiunge una nuova parola o una nuova serie di circostanze da cui guardarsi in futuro.

Rimane perciò importante che i genitori se abbiano anche solo dei dubbi sul fatto che il proprio bambino possa presentare i primi sintomi di balbuzie prendano l’iniziativa di rivolgersi ad uno specialista che sia in grado di valutare il disagio che il piccolo sta vivendo in maniera tale da aiutarlo non solo a livello logopedico ma anche per limitare una serie di difficoltà psicologiche e sociali a cui potrebbe andare incontro se questa difficoltà venga in qualche modo sottovalutata.

Menu