Il disturbo post traumatico da stress

Il Disturbo Post traumatico da Stress descrive l’insieme delle sofferenze psicologiche che conseguono a un evento traumatico, catastrofico o violento.  Sofferenze che, come è facile cogliere, sono quasi sempre molto forti e rilevanti. Indipendentemente da quale sia il suo fattore scatenante, questo disturbo genera un disagio clinicamente significativo. Compromette la capacità di relazione sociale, di lavorare o altre importanti funzioni del singolo individuo. Gli eventi traumatici possono minare il senso di sicurezza e di prevedibilità del presente e del futuro di una persona. Lo stress che ne può derivare spesso porta a sviluppare disturbi post-traumatici caratteristici. Tipici momenti traumatici sono incidenti stradali, aerei, terremoti, aggressioni sessuali, terrorismo o altre minacce alla vita. Il Disturbo Post traumatico da Stress viene indicato anche con la sigla PTSD.

Disturbo post traumatico da stress e terremoto

In questi mesi possiamo ricondurre esempi di PTSD gli eventi legati al terremoto che ha colpito Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo. Questi eventi hanno un fattore di disagio fisico e psicologico, come panico e terrore, ormai quotidianamente. Oltre all’esposizione al trauma le persone coinvolte possono manifestare ricordi ricorrenti del trauma. Questi ricordi possono essere involontari ed intrusivi. Possono essere incubi ricorrenti in cui il contenuto e le cui emozioni sono collegati all’evento traumatico. Possono essere  reazioni dissociative in cui ci si sente o si agisce come se il trauma si stesse ripresentando. In alcuni casi, le reazioni dissociative possono portare alla completa perdita di consapevolezza dell’ambiente circostante.

Altri sintomi ravvisati fra la gente esposta alla drammaticità di un evento sono la depersonalizzazione e la de-realizzazione.  Il primo consiste nel distacco dai propri processi mentali come se si fosse un osservatore esterno al proprio corpo. Il secondo consiste in persistenti o ricorrenti esperienze di irrealtà dell’ambiente circostante.

EMDR e trauma

La ricerca psicologica ha individuato una tecnica che può aiutare sensibilmente i pazienti affetti da PTSD a riappropriarsi della propria serenità, a riacquistare sicurezza e contenere gli episodi di stress emozionale. Questa tecnica è definita EMDR, acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing (ossia “desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”). Essa consiste in un intervento psicologico mirato alla risoluzione del disagio fisico ed emotivo derivante dall’evento traumatico vissuto.

Francine Shapiro

È dal 1987 che la psicologa statunitense Francine Shapiro ha ideato e sperimentato questa metodologia, capace di ridurre l’autogenerazione di ansia e stress attraverso il movimento degli occhi. Le esperienze fortemente stressanti, infatti,  possono essere causa di insonnia, nervosismo, difficoltà di concentrazione, stati di agitazione e di abbattimento. L’EMDR, tuttavia, non è indicato solo per il PTSD, ma viene utilizzato anche per affrontare e neutralizzare i ricordi di esperienze traumatiche che non di rado sostengono e accompagnano diversi disturbi psicologici. In breve, l’EMDR è utile sia per le conseguenze di esperienze traumatiche eccezionali, come terremoti, sia per superare i blocchi conseguenti a traumi meno gravi e più comuni, come lutti, malattie croniche, perdite finanziarie, conflitti coniugali, e per elaborare esperienze traumatiche attuali o verificatesi nell’infanzia.

Shapiro decise di sperimentare il metodo di movimento volontario degli occhi sui reduci della guerra del Vietnam e su vittime di aggressioni sessuali, dimostrando l’efficacia pratica nella riduzione dei sintomi del PTSD. Numerosi studi hanno successivamente confermato le conclusioni della dottoressa. La comunità scientifica considera oggi l’EMDR come il trattamento con il più alto indice di efficacia per questo disturbo.

Come funziona l’EMDR?

Il meccanismo che genera il cambiamento ottenuto con l’EMDR è ancora oggetto al vaglio della ricerca. Gli studiosi ipotizzano che gli eventi traumatici creino emozioni, sensazioni fisiche e pensieri che rimangono bloccati nella memoria senza che la persona sia in grado di recuperarli per superarli attraverso un’elaborazione razionale. L’EMDR sembra causare la possibilità di elaborazione delle esperienze traumatiche, favorendo la creazione di associazioni nuove e disinnescando il disagio provocato dalle precedenti.

Cosa succede durante il trattamento EMDR?

Fase preliminare

All’inizio, il terapeuta conduce il paziente a definire il problema specifico che sarà oggetto della terapia. Utilizzando una procedura ben dettagliata, lo porta a identificare l’evento, scegliendo gli elementi più significativi da elaborare.Questa fase ha già di per se un valore terapeutico.

Trattamento

Successivamente il terapeuta invita il paziente a rievocare il ricordo dell’esperienza che gli crea disagio e, contemporaneamente, a prestare attenzione ad uno specifico stimolo esterno che egli stesso gli sottopone (come, ad esempio, seguire con gli occhi le dita che si muovono da destra a sinistra). La contemporanea concentrazione su due stimoli, uno interno (ricordo traumatico) e l’altro esterno (dita del terapeuta), rappresenta il meccanismo di base attraverso il quale l’EMDR consente di raggiungere il cambiamento desiderato. Le immagini mentali angoscianti cambiano, i pensieri negativi diventano più adattabili e le emozioni angoscianti si attutiscono. Così facendo, il paziente localizza per la prima volta il ricordo come qualcosa di lontano e distaccato, modificando le valutazioni sull’evento e incorporando emozioni adeguate alla situazione, certamente più distesa e tollerabile.

Tempistiche

Il trattamento con EMDR può durare da un minimo di un mese ad un anno e oltre. Dipende dal tipo di problema, dal numero, dalla gravità delle esperienze traumatiche. La tempistica dipende anche dalle conseguenze che queste hanno avuto sullo stile di vita affettivo, sociale e lavorativo della persona.

Riconoscimenti

A partire dal 2007 l’EMDR ha ricevuto numerosi riconoscimenti scientifici come tecnica psicologica valida. Il British Journal of Psychiatry, il Servizio Sanitario Britannico e l’OMS lo valutano un trattamento molto efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati. Secondo il Journal of Nuclear Medicine, il Servizio Sanitario Svedese, il Centro Nazionale Ricerche e l’Istituto Superiore di Sanità italiani la sua efficacia con questa indicazione è di massimo livello (rating A).

Dott.ssa Francesca Sforza

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