Cosa sono le emozioni per i bambini?

Cosa sono le emozioni per i bambini? Spesso si sente parlare di intelligenza emotiva, argomento che abbiamo trattato in un articolo di qualche settimana fa. Riprendiamo velocemente di cosa si tratta.

Intelligenza emotiva

L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere e gestire le emozioni proprie e quelle altrui. Molti studi dimostrano la validità del miglioramento della vita per gli adulti. Ma altrettanti studi verificano che i bambini che hanno sviluppato questa forma di intelligenza sono più equilibrati e più sereni.

Questi bambini presentano una maggiore autostima e fiducia nelle proprie capacità.

I dubbi dei bambini

I bambini, rispetto agli adulti, non sanno come gestire, controllare, superare le forti emozioni che sperimentano. Spesso si trovano smarriti, ansiosi, preoccupati di fronte alla vita che scorre dentro di loro. Questo anche quando sono emozioni che danno piacere e fanno star bene. “Quello che provo io lo provano anche i “grandi”? “Se ho paura, sono triste, arrabbiato, allora sono “cattivo”, sono “ammalato”, “non mi vuoi più bene”? “Sono emozionato, mi sento strano, il mio corpo sente delle cose in parti diverse, a seconda di quello che mi succede, ma non so cosa mi succede, non so come si chiama quello che provo, non so cosa fare con quello che mi accade”.

I bambini, sovente, non sanno ancora dare un nome a quello che provano e questo fatto crea in loro un grande disagio. Fornire ai piccoli le parole, può aiutarli a trasformare una sensazione amorfa, brutale e sgradevole in qualcosa di definibile. Può favorire la costruzione di confini ben precisi, come ogni altro normale elemento all’interno della vita quotidiana. Studi specifici indicano che l’atto di dare un nome alle emozioni ha di per sé un effetto rasserenante sul sistema nervoso e aiuta a recuperare più in fretta nelle situazioni di turbamento.

Cinque abilità dell’intelligenza emotiva

Per Intelligenza emotiva si intende un insieme di cinque abilità fondamentali:

  1. Autoconsapevolezza delle proprie emozioni.
  2. Capacità di gestire le emozioni.
  3. Capacità di automotivarsi: autostima, autoefficacia e ottimismo.
  4. Percezione dell’esperienza emozionale altrui: l’empatia.
  5. Gestione efficace delle relazioni interpersonali.

Queste abilità ci assicurano che se cercheremo di aumentare l’autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri sentimenti negativi, di conservare il nostro ottimismo, di essere perseveranti nonostante le frustrazioni, di aumentare le nostre capacità di essere empatici e di curarci degli altri, di cooperare e di stabilire legami sociali potremo sperare in bambini più sereni.

Bambini emotivamente “allenati”

Gli studi dimostrano che bambini emotivamente allenati:

1) ottengono migliori risultati a scuola;

2) stanno meglio in salute e stabiliscono relazioni più positive con i coetanei;

3) vivono minori problemi di comportamento ;

4) recuperano più rapidamente in caso di esperienze negative.

L’intelligenza emotiva permette loro di essere più preparati ad affrontare i rischi e le sfide in età adulta.

Certo, non si può pretendere che un bambino diventi “emotivamente intelligente” attraverso una sola esperienza educativa. Questo è un processo di acquisizione della capacità di leggere e comprendere le proprie emozioni e quelle degli altri: richiede allenamento continuo finché non diventa un’abilità acquisita, come la lettura. Nei Paesi scandinavi questa pratica relazionale è introdotta da decenni nella scuola pubblica con il nome di “educazione socio-emotiva”

Alcuni consigli pratici per educare i bambini all’intelligenza emotiva

  1. Nominare le emozioni. È importante aiutare i bambini a dare un nome alle emozioni che stanno provando, catalogandole e distinguendole tra di loro. Molte volte i bambini, come anche gli adulti, faticano a distinguere alcune emozioni quali rabbia e tristezza, malinconia e solitudine. Imparare a riconoscere le emozioni, attribuendo loro un nome preciso, è il primo passo per un lavoro di alfabetizzazione emotiva volto a superare quella che in gego si chiama “incompetenza emotiva”.
  2. Ascoltare il proprio corpo. Aiutare i bambini ad ascoltare il proprio corpo e i segnali che essi ci manda è un insegnamento molto importante da trasmettere. Aiutarli a capire cosa succede quando si è arrabbiati, tristi o impauriti è il primo passo per imparare a gestire le emozioni.
  3. Gestire le emozioni. Imparare a trovare le strategie più funzionali per gestire le proprie emozioni è un processo lungo e che richiede un continuo riassestamento. Supportare i bimbi nel trovare il modo, congeniale a se stessi, di rispondere ad un forte sentimento che stanno provando è fondamentale per uno sviluppo sano e armonioso. Gli adulti devono guidare i piccoli in questo percorso, non imponendo la propria modalità, ma confrontandosi sulle strategie migliori per esprimersi.
  4. L’importanza delle emozioni negative. Tutte le emozioni sono importanti e devono essere esperite. È fondamentale non reprimere nei bimbi quelle emozioni che convenzionalmente tendiamo a definire come “brutte”, perché esse sono necessarie per il funzionamento psichico e per l’equilibrio di ogni essere umano.
  5. Ascoltare e osservare gli altri. Strettamente connesso all’apprendimento e al riconoscimento delle proprie emozioni, c’è lo sviluppo di quella caratteristica definita “empatia”, ossia la capacità di riconoscere le emozioni altrui e realizzare quella vicinanza emotiva fondamentale per entrare in contatto con l’altro.

Conclusioni

Le varie emozioni che possiamo provare nell’arco della giornata – felicità, stanchezza, rabbia, tristezza e altro – possono essere davvero difficili da riconoscere e gestire per un bambino: il compito dell’adulto è di accompagnare ed aiutare i piccoli nel controllare i loro sentimenti, stimolando così la loro intelligenza emotiva.

Proseguiremo nel prossimo articolo con altri riferimenti ai piccoli, specialmente per quanto riguarda l’educazione socio-emotiva.

Dr.ssa Francesca Sforza

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