L’intelligenza socio-emotiva o “emotività sociale”

Estendiamo il concetto di intelligenza emotiva: ecco l’intelligenza socio-emotiva, o “emotività sociale”.

Lo psicologo statunitense Howard Gardner introdusse al mondo scientifico e accademico la teoria delle intelligenze multiple. Essa sostiene che non esiste una facoltà comune, unificante, di intelligenza, ma diverse forme di essa, ognuna indipendente dalle altre. (H.Gardner, Formae mentis, pubblicato sul finire degli anni ’80).

Avendo trattato in un precedente articolo il tema dell’intelligenza emotiva nei bambini,  affrontiamo ora l’intelligenza socio-emotiva.

Il tema è stato, appunto, introdotto di recente da Gardner nel 1987. Non esiste un’unica capacità intellettiva, quantificabile e correlata alle prestazioni scolastiche. L’intelligenza sarebbe un costrutto complesso e scomponibile in molteplici abilità. Ogni abilità è usata da ognuno di noi con modalità e tempi diversi, a seconda delle situazioni.

Cos’è allora l’intelligenza socio-emotiva?

L’intelligenza sociale risulta così la possibilità reale di comprendere gli altri e di agire e comportarsi in modo adeguato di fronte alle richieste, agli stimoli dell’ambiente sociale in cui ci si trova contestualizzati. È un costrutto dinamico, che varia a seconda del momento, del contesto e degli obiettivi prefissati. Questa capacità di modularci ci permette di affrontare le circostanze così da trarne la maggiore utilità in vista degli scopi.

Da dove viene?

La capacità socio-emotiva è frutto della sinergia di diversi fattori:

  1. apprendimento proveniente dalle esperienze sociali;
  2. caratteristiche biologiche e psicologiche individuali;
  3. tratti di personalità e carattere.

L’intelligenza socio-emotiva contempla l’utilizzo sia di abilità cognitive che di abilità emotivo-affettive. Esse possono essere, ad esempio, l’impegno, la costanza, la capacità di attenzione, l’entusiasmo, la fiducia in se stessi, la consapevolezza dell’altro. Per tale ragione è necessario conoscere e comprendere i legami tra queste competenze.

E nei bambini?

Per ricollocarci nel mondo dei bambini, sappiamo che per essi la realtà è vissuta con parametri differenti da quelli adulti. Alcuni accorgimenti molto utili per lo sviluppo dell’intelligenza socio-emotiva nel bambino possono essere:

  1. la rappresentazione di un esempio,
  2. l’utilizzo del gioco come atto dimostrativo,
  3. la possibilità di esprimersi con sicurezza nello spazio (o ambiente) in cui ci si trova.

L’importanza del gioco

Il gioco è una parte fondamentale della vita e dello sviluppo dei bambini: in tutte le specie animali esso è una sorta di “prova” per quello che poi dovranno affrontare nella vita adulta, nella vita più consapevole. Un bambino che stia per attuare un comportamento negativo può essere aiutato ad evitarlo usando il gioco.

Ad esempio, se il bimbo si arrabbia con il fratellino o la sorellina perché ha preso un suo giocattolo, possiamo distrarlo con un controesempio: “Stamane tuo fratello mi ha preso il portafoglio, quel malandrino! Mi aiuti a cercarlo tu? Chi lo trova vince un premio!”.

In questo modo, l’adulto propone se stesso come riferimento che insegna un modello capace di portare utilità dirette. Così facendo, il bimbo comprenderà la non negatività che ogni tanto il fratellino sottragga qualcosa che ci appartiene e, sebbene non si possa giocare con quel gioco in concreto, ci sono tante altre cose divertenti da fare.

Acquisizione della sicurezza nel bambino

Per aprirsi agli altri ed esprimere le proprie emozioni i bambini devono sentirsi al sicuro. Il modo più utile per farli sentire così è dimostrare che le loro emozioni saranno accettate, capite, sostenute da un dialogo costruttivo.

I piccoli sono spesso sopraffatti dalle emozioni forti e talvolta ne hanno paura: per questo le reprimono fin quando non si sentono abbastanza al sicuro per poterle esprimere.

Aiutare i bambini nel loro percorso emotivo è una sfida per tutti gli adulti che devono adoperarsi per consentire ai propri figli di acquisire uno strumento di gestione e controllo dei propri sentimenti.

Aiutare sì, accontentare sempre no!

Attenzione comunque a non dare sempre la soluzione già pronta ai bimbi (a meno che non lo chiedano espressamente): lasciare che i bambini gestiscano una situazione da soli dimostra a sé che l’adulto ha fiducia in loro. Così essi si aiutano a trovare metodi nuovi per controllare quello che sentono.

Tutti i bambini, infatti, hanno bisogno di essere aiutati a gestire le proprie emozioni. Oltre all’empatia sono necessari il dialogo ed il comportamento, capaci di aiutarli a non sentirsi prede dei sentimenti che provano.

“Insegnare l’alfabeto delle emozioni è un processo simile a quello in cui si impara a leggere, poiché comporta la promozione della capacità di leggere e comprendere le proprie ed altrui emozioni e l’utilizzo di tali abilità per comprendere meglio se stessi e gli altri”.

(Don Kindlon e Michael Thompson, Intelligenza emotiva per un bambino che diventerà uomo, ed. Bur, 2000)

Dott.ssa Francesca Sforza

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